Il canto di Calliope (Italian Edition)

Natalie Haynes

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  • TheLastOfSof99
    Mar 11, 2025
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  • LibriECappuccini
    Mar 19, 2025
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  • AugustWaves
    Mar 09, 2025
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    Questo 2022 è stato caratterizzato dalla scoperta di nuov* autor* e tra questi, una menzione speciale va sicuramente a Natalie Haynes, di cui ho già letto e recensito Pandora’s Jar. A differenza di quest’ultimo libro che si propone più come saggio che come un vero e proprio romanzo, Il canto di Calliope è una vera e propria riscrittura di quelli che sono i pilastri della letteratura greca classica: Iliade o Odissea, ma da una prospettiva del tutto inedita, mai letta/ascoltata, quella delle protagoniste di cui conosciamo la storia e le azioni solo attraverso gli occhi di uomo e in funzione di un uomo.
    Il canto di Calliope (2019), come si diceva, è una riscrittura dei due poemi omerici che, proprio come l’Iliade, inizia con l’invocazione della Musa da parte del poeta che, però, qui risponde, è un personaggio attivo e non è lì semplicemente per ispirare il poeta e basta: “Ma oggi non sono dell’umore per fare la musa. Forse lui non ha pensato a cosa significa trovarsi nei miei panni. Certo che non ci ha pensato: come tutti i poeti, pensa solo a se stesso.” (p. 17) e decide di agire, detta lei le regole e le storie che, sì, conosciamo tutti, la guerra di Troia, Achille e Patroclo, Ettore, Odisseo e il suo viaggio, ma i pensieri di Briseide, Cassandra, Penelope, Calliope, Andromaca, ecc.? Di loro non sappiamo nulla ed è stato interessante leggere del loro dolore, della loro forza, della loro umanità o disumanità direttamente da loro che sono protagoniste delle loro vicende tanto quanto le loro controparti maschili.
    Ciò che più mi ha colpito è stata sicuramente la grande varietà di temi che si presentano: la guerra e le sue conseguenze, il lutto, l’abbandono, ma anche l’ambiente (c’è un capitolo dedicato a Gaia che, oppressa dal peso che gravita su di lei causato dagli esseri umani, decide di chiedere aiuto a Zeus per cercare un po’ di respiro), ecc.
    Ho davvero apprezzato il legame tra l protagoniste e la storia raccontata, in particolare l’unicità di ognuna di loro: nel leggere i diversi capitoli era semplice capire chi stava parlando, anche senza leggere i titoli dei capitoli. Ogni donna ha un carattere, è un personaggio a tutto tondo che ci offre un’altra faccia della medaglia: capiamo che Elena, sempre accusata da tutti, non è altro che una pedina, una vittima dei capricci degli dèi; Cassandra non è pazza, è vittima prima di un dio rifiutato e poi di tutti coloro che la circondano e raggiunge la pace solo alla fine della sua storia/vita quando finalmente viene creduta, ed Ecabe non è solo la madre dell’eroe Ettore, è una donna forte, che affronta a viso aperto i greci che le hanno sterminato la famiglia e stanno per fare di lei e delle altre troiane una proprietà, un oggetto a loro uso e consumo. Poi, certo, ci sono anche donne moralmente discutibili, delle anti-eroine a cui viene finalmente data la possibilità di parlare.
    Tra tutte loro, ho amato i personaggi di Cassandra e Calliope. La prima perché nonostante la sua storia e il fatto che tutti l’abbiano isolata, lei cerca di resistere ed ha un coraggio da far tremare anche i muri. La seconda, invece, è sempre stata nascosta nell’ombra, e se tutte le altre donne bene o male comparivano, lei fa la parte dell’albero nella recita scolastica, mentre qui si riappropria di tutto lo spazio possibile parlando proprio lei, in prima persona – l’unica a farlo – e apre gli occhi ad un poeta che è cieco di fronte alla realtà (metaforicamente e realisticamente parlando: ricordiamo che si crede che Omero fosse cieco) e che non sopporta quello che Calliope gli sta cantando: “Le morti degli uomini sono epiche, le morti delle donne sono tragiche: è questo il problema? Ha frainteso la natura stessa del conflitto. L’epica è fatta di innumerevoli tragedie, tessute insieme. Gli eroi non diventano eroi senza massacri, e i massacri hanno cause e conseguenze. E queste non cominciano né finiscono sul campo di battaglia. Se davvero vuole capire la natura della vicenda epica che gli sto lasciando comporre, deve accettare che le vittime di una guerra non sono solo quelle che muoiono. E che una morte lontano dal campo di battaglia può essere più nobile (più eroica, se così preferisce) di una morte nel bel mezzo del combattimento. […] Creusa non è una nota a piè pagina, è una persona. E lei e tutte le troiane dovrebbero essere considerate come ogni altra persona. E anche le loro simili tra i greci. La guerra non è uno sport da decidersi in una rapida sfida su una striscia di terra contesa.” (pp. 106-107)
    È quindi un libro sulla guerra; su chi non è stato considerato o chi è stato dipinto solo in un modo (eh, che romantica Penelope che aspetta zitta e buona – semicit. – Odisseo mentre lui si fa i suoi porci – scusate il gioco di parole – comodi… come no); è un libro sulla sorellanza (molto toccante il racconto di Briseide e Criseide, ed emblematici sono tutti i momenti di vicinanza tra le donne troiane ormai schiave dei greci); sull’invidia e l’ingiustizia (Atena, Afrodite ed Era, e la storia di Teti e Ifigenia); è un racconto sul patriarcato e sull’oppressione, un libro che fa cantare Calliope, proprio come dice il titolo, togliendo tutti i fronzoli epici commemorando tutte loro: “Quando finisce una guerra, gli uomini perdono la vita. Le donne perdono tutto il resto.” (p. 144)

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