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Immaginate di trovarvi a vivere nel villaggio di Chocolat, avete 16 anni, andate a scuola, vostra madre vi pressa per la scelta di una carriera futura.
Ora, immaginate che ci siano due valli, una a destra e una a sinistra, dove il vostro stesso villaggio è 20 nel futuro e 20 anni nel passato e che i passaggi tra le valli siano concessi solo per gravi casi di lutto.
Bene, se avete immaginato tutto questo, siete nei panni della protagonista di questo libro, Odile.
In questo libro, narrato in prima persona, Odile ci porta alla scoperta sia del mondo esteriore, la valle, i boschi, ma anche del suo mondo interiore, i suoi pensieri e i suoi sogni.
Tutto inizia quando scorge i genitori del suo amico Edme, visitatori dal futuro, e intuisce che qualcosa gli succederà. Per tutto il libro e attraverso molti anni rimuginiamo insieme a lei sulle sue decisioni in questo momento e sulle loro conseguenze.
Per buona parte del libro Odile è passiva, lascia che i giorni le scorrano addosso, ancora scossa dagli avvenimenti della sua gioventù, ma ogni tanto ci sono degli accenni di azione.
Alla fine Odile, finalmente, decide di prendere in mano la sua vita e di migliorare la sua condizione, smettere di piangersi addosso e di limitarsi ad esistere, decide di vivere la sua vita.
Il finale mi è piaciuto, anche se era un po' chiamato, mi è piaciuto soprattutto perché le scelte prese da Odile, per la prima volta, sono solo sue; non di sua madre che vuole un futuro brillante per la figlia, non spinte dalle amicizie e dal suo bisogno di mantenerle ad ogni costo, sono scelte che appartengono solo ad Odile.
Brava Odile.
In definitiva il libro mi è molto piaciuto, molto atmosferico, forse un po' lento in alcuni punti, ma è stata una bella lettura e Odile mi mancherà, lo ammetto.